Immagine: Cash Macanaya. Unsplash

Will-X

1 gennaio 2167

Stamattina sono rimasta davanti all’armadio per un’ora, indecisa su cosa indossare. Era in programma il solito pranzo a casa di zia Rose, ma per una volta volevo dimostrare a Liz che non sono totalmente in balìa di Will, come lei sostiene. La sola idea che mia cugina mi ripetesse le sue critiche («Vi vestite tutte uguali ormai») mi faceva passare la voglia di andare. È vero, Will ha semplificato molto le mie giornate negli ultimi tredici anni: non dovermi più preoccupare di cosa preparare a pranzo e a cena, ma al tempo stesso essere certa di assumere sempre pasti bilanciati e cibi che mi piacciono; saper optare per l’abbigliamento più adatto a ogni occasione, usando i colori che si armonizzano con la mia pelle; avere l’agenda di lavoro organizzata meglio di quanto io riuscirei a fare. Ma davanti a quell’armadio, mentre Will era spento e la casa silenziosa, una voce continuava a ripetermi: «Liz ha ragione, non sai più scegliere». 

Alla fine non sono andata al pranzo. Ho chiesto a Will di chiamare zia Rose e inventare una scusa, e lui l’ha fatto per me. Così ho passato il Capodanno da sola, sdraiata sul divano a guardare le serie selezionate da lui. Mi sono piaciute tutte. 

4 giugno 2167

Da quando abbiamo operato l’innesto possiamo comunicare anche fuori casa. Per strada la modalità biometrica ci consente di riconoscere il viso degli altri individui-X che incontriamo. Con la localizzazione attiva è impossibile perdersi, ed è curioso andare in giro cogliendo ogni informazione sugli stili architettonici o le specie botaniche che ci circondano. Zero queries, zero answers. È tutto molto naturale. Ogni tre giorni eseguiamo l’aggiornamento del sistema e la nostra conoscenza aumenta, insieme alla qualità della vita. Liz ci critica, ma è solo invidiosa. 

Leggere, informarsi, guardare lo schermo sono attività superflue: ogni nuovo prodotto viene caricato e diventa parte del database. Il vantaggio più grande è conoscersi: in Will-X sappiamo già cosa vogliamo. Zero mismatch, zero misunderstanding. Ogni espressione di diniego è diventata inutile. Speriamo che presto tutti possano utilizzarlo, così da minimizzare l’errore. 

Ieri mentre eravamo al centro commerciale il geo-radar di coppia ha vibrato e abbiamo conosciuto Sam-X. Ci piacciono e anche noi piacciamo a loro. La compatibilità è altissima e abbiamo concordato di rivederci domani e dopodomani. Zero doubts, zero time loss. 

30 novembre 2167

Sam-X è venuto a prendermi ieri in ospedale. I medici mi hanno lasciata uscire perché non sono in pericolo, anche se mi sento molto spaesata. Mi hanno spiegato che c’è stato un rigetto. È un’ipotesi rara, ma può succedere a chi, come me, ha eseguito l’innesto dopo i venticinque anni. Il mio cervello ormai era del tutto sviluppato e non si è adattato bene a Will-X. 

Ho passato le ultime ore a cercare di abituarmi a una quotidianità che non riconosco. È come salire una macchina in corsa: il pilota automatico sa dove portarmi, ma io non sono sicura di voler andare dove sto andando. Ieri sera, dopo esserci messi a letto, Sam-X ha iniziato a toccarmi. Era già successo altre volte, ovviamente, ma non avevo mai notato quanto fossero strette le sue spalle mentre era sopra di me, o quel suo modo di tirare su col naso tra un gemito e l’altro. Sono rimasta immobile, in silenzio. Solo alla fine gli ho chiesto se si fosse accorto che non volevo. Lui mi ha guardata perplesso: «Noi sappiamo quello che volete». Mi ha dato le spalle e si è messo a dormire.

Anna Ditta

Giornalista professionista, è nata in Sicilia e vive a Roma. È autrice dei libri «Belice» (Infinito edizioni, 2018) e, con Marco Passaro e Andrea Turchi, «Hotel Penicillina» (Infinito edizioni, 2020). Ha scritto articoli e approfondimenti per diversi giornali e riviste, tra cui Left, TPI, RomaToday. Suoi racconti e contributi culturali sono usciti su Cattedrale – Osservatorio sul racconto, Rivista Stanca e minima&moralia. Nel 2024 è stata tra i finalisti del concorso “8x8 – Si sente la voce”.

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