Tarantolata - Un estratto da "Come arcipelaghi"

Pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore, un estratto del romanzo Come arcipelaghi di Caterina Perali, uscito il 2 ottobre 2024 per Neo. La scrittura di questo romanzo è stata accompagnata da ricerche, interviste a medici, associazioni e studi legali che sostengono e studiano i nuovi modelli familiari. L’autrice ha seguito per più di un anno il percorso medicalmente assistito di una donna single, condividendo paure e cartelle cliniche.

 

Da quando seguo le dieci regole del riordino giapponese la mia casa è più ordinata. Se entrassero dei ladri ora e frugassero nei cassetti dell’armadio, proverebbero un’inaspettata sensazione di armonia e pace, dove tutto è al proprio posto. Calzini con calzini, coulotte con coulotte, calze con calze. Se gli stessi ladri invece entrassero nella mia testa per rubarmi qualche emozione, dovrebbero sforzarsi per capire come sono organizzate. Dov’è la rabbia, dove ho nascosto la paura, dov’è la gioia e tutte le altre cose.
Se entrassero proprio ora, alle 15:42 di questo martedì 24 settembre ancora troppo estivo per essere settembre, troverebbero una persona radicata, ma inquieta. Radicata nella sua inquietudine. Una nuvola imperfetta alla costante ricerca di una perfezione impossibile.

Ogni due settimane facciamo una riunione di redazione per condividere il piano editoriale del canale.
Mettiamo sul tavolo i temi delle settimane successive, ed essendo la nostra piattaforma una realtà indipendente, perché nessun editore ha ancora pensato di comprarci, viviamo queste riunioni con la massima libertà, approvando i temi per alzata di mano.
Per partecipare alle riunioni basta un click, proprio come con le cliniche per la fertilità.
The place to be, Inclusione e Pregiudizio, Lo scrub dell’anima, I benefici del riordino giapponese, questi sono stati gli ultimi temi condivisi con la redazione. Nulla da massimi sistemi, questo lo sappiamo, ma in agenda abbiamo anche Il surriscaldamento globale, Le baby gang, Le patologie post Covid e tanto altro. Sì, e tanto altro su cui ho fatto ricerca, intervistando esperti, psicologi, gente comune, letto libri, ascoltato podcast. Tutte ricerche e interviste che sono state importanti, umanamente e professionalmente, e che so mi aiuteranno a sostenere genericamente qualcuno.

«Amore, pensavo, perché non gli regali il tuo? Sarebbe un gesto bellissimo».
«Di cosa? Sto per entrare in riunione, Jean».
«Lascia perdere. A stasera».
E riattacco a Carlo. Chiara si tira la porta dietro e alza lo sguardo per salutarmi. Sa di trovarmi alla finestra e mi trova. La seguo scendere le scale per uscirmi dall’orizzonte ed entrare nei miei pensieri, senza soluzione di continuità.

«Andare a letto con un amico.
Andare a letto con uno sconosciuto.
Andare a letto con un ex.
Queste saranno le prime risposte che ti daranno, vedrai. Solo verso fine puntata arriveremo alle cliniche per la fertilità e al concetto di sperma come bene prezioso. Come bene di prima necessità non legato al desiderio.
E lì ti faranno nera, Jean, vedrai!»
«Forse un taglio interessante potrebbe essere chiedersi cos’è una madre? E chi stabilisce cosa sia una madre. Cos’è una famiglia? Ha ancora senso parlare di famiglia tradizionale se gli studi da qui a dieci anni prevedono un abbassamento esponenziale delle coppie con figli a favore delle coppie senza figlie, delle famiglie monogenitoriali e delle famiglie unipersonali? Non ho ancora le idee chiare su come strutturare la diretta, sono solo spunti. Perché fate tutti quelle facce»?
Per la prima volta da quando abbiamo aperto il canale IG, una mia proposta non arriva alla maggioranza per alzata di mano. Non era mai successo prima.
Due su tre dubitano che sarei in grado di gestire una diretta del genere, anche se ho fatto dirette molto più complicate.
«Sei sempre voluta stare alla larga dai discorsi sulla maternità».
«Sì, lo so, ma ci sto pensando».
«A cosa?»
«A tante cose. Emozioni che si rincorrono, che non riesco a decodificare. Un malessere, una curiosità, una necessità di capire, un confronto, l’età, tanti pregiudizi, io e Carlo. Io e il mondo».
«Si chiama Rubrica di Sostegno Generico, sei tu che devi sostenere loro, non loro te, Jean».
«Le tue emozioni le puoi scrivere in una quote delle tue, sei bravissima a farlo, ma una puntata intera non la reggi. Non hai figli, non sai ancora se li vorrai e soprattutto non te ne è mai fregato niente dell’argomento e di chi li aveva».
«…»
«Jean, non ti stiamo dicendo che è un tema sterile di per sé, scusa l’ossimoro».
«E cosa mi state dicendo allora?»
«Che non è la tua materia. Non ti abbiamo mai sentito parlare di figli e di maternità da quando ti conosciamo. Te ne sei sempre fregata dei bambini, anche dei figli delle tue amiche, ti sei sempre lamentata di come sono diventate pesanti da quando sono mamme. Della maternità delle donne single addirittura pensavamo non sapessi neanche l’esistenza. Che taglio vorresti dare? Sei d’accordo, non sei d’accordo. Si tratta di una cosa morbosa?»
«Ricordati che ci sono anche i commenti da gestire dopo la diretta. E quelli lo sai che sono un inferno. Se la diretta non dovesse andare bene, ti puoi trovare dentro a una valanga di insulti. Stai andando così bene, è un attimo bruciarsi e il web non perdona. Ne parlano già in tante, non puoi sdrammatizzare almeno tu parlando di metodi casalinghi contro la cellulite leggendo Il processo di Kafka?»

In questo pomeriggio di settembre che sembra tutto tranne settembre, non c’è musica e tutto procede lento. Come questo ragno davanti a me, che sta uscendo da quella crepa. Vorrei mi mordesse qui, sul braccio. Vieni, mordimi ragno, mordimi e trasformami. Fammi ballare in questo silenzio, guariscimi. Ferma questo mulinello che ho nella testa. Ballando. Passo dopo passo alla ricerca di un equilibrio, accerchiando la vertigine fino alla scomparsa dei sensi, tra violini e tamburelli, tra fisarmoniche e canti, ballando come una tarantolata. Mordimi ragno, come alle donne del Salento nelle notti d’agosto, tra i violini.

«Jean, tutto bene?»
Teresita bussa al vetro della finestra, mentre mi muovo a terra, come posseduta.
«Sì Teresita, tutto bene. Tentavo un atto sciamanico, come le donne del sud. Ballo per togliermi il veleno che ho dentro. L’ho visto fare in un documentario in bianco e nero di Ernesto De Martino».
«Jean, non sento nessuna musica».
«Perché non c’è. Suona nella mia testa».
«Andiamo bene! Su alzati, che se qualcuno passa e ti vede così, prende paura. Non siamo nate al sud cara, né io né te. Noi soffriamo e ce lo teniamo dentro quel veleno».
«Dove stai andando?»
«Sto uscendo. Lascia stare gli sciamani e le tarantolate. Vieni con me. Ho bisogno di prendere aria. E anche a te non farebbe male».
Teresita ha un vestito zebrato, con una bella scollatura a V che le segna il seno importante. Le arriva poco più sotto del ginocchio e le fa proprio una bella figura, vista da quaggiù. Non l’aveva mai messo prima. C’è una bancarella al mercato dell’Isola, all’angolo tra piazzale Lagosta e via Sebenico, quasi davanti la chiesa, che ha un reparto animalier da cui si rifornisce senza badare a spese, regalando tuttora continue fantasie esotiche ed erotiche ai suoi numerosi amanti.
La sua età indefinita pare non intaccare il suo successo. La sua fama seduttrice sembra sopravvivere ai decenni.
Mentre mi do una sistemata in bagno, le chiedo in modo forse troppo brutale perché non ha avuto figli. Glielo chiedo abbassando la voce per non farmi sentire da Adele, che invece un figlio l’ha avuto, non si sa da chi, e l’ha cresciuto con Svetlana, non si sa perché.
«Non si fanno queste domande» risponde anche troppo educatamente, facendo cenno di muovermi, che la vita è ciò che ne facciamo e lei non ha tempo da perdere ad aspettare qualcuno che si mette il rossetto a quest’ora, perché le donne il rossetto dovrebbe averlo già dalla mattina, alla mia età.

Tarantolata - Estratto da "Come arcipelaghi"
COME ARCIPELAGHI di Caterina Perali è uscito per Neo. Editore (176 pagine – 16 euro)

Caterina Perali

È nata nel 1975 e vive tra Treviso e Milano. Lavora come Producer e Coordinatrice di Produzione per video, cinema e spot pubblicitari. "Come arcipelaghi" chiude la Trilogia della casa di ringhiera, iniziata con "Crepa" (13Lab Edizioni, 2015) e proseguita con "Le Affacciate" (Neo Edizioni, 2020).

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