Chi decide quali poete ricordiamo?

Conversazione con Alessia Pizzi sull’Osservatorio della poesia femminile contemporanea, il canone e le nuove forme della visibilità letteraria

La poesia contemporanea italiana è attraversata da una pluralità di voci che pubblicano, traducono, costruiscono reti editoriali e culturali. Quali di queste voci entreranno nella memoria letteraria condivisa?

Oggi la visibilità passa anche da piccoli editori indipendenti, festival, motori di ricerca e piattaforme digitali. Ma essere presenti non significa necessariamente essere ricordate. Alcune autrici circolano nel presente e quasi scompaiono dal discorso critico; altre restano ai margini pur continuando a costruire genealogie, linguaggi e comunità poetiche.

È dentro questa tensione tra presenza, memoria e algoritmi che si colloca Poetesse: Donne da Ricordare, progetto ideato da Alessia Pizzi, studiosa e divulgatrice, specializzata in studi di genere, che da anni lavora sulla valorizzazione della poesia femminile attraverso archivi, percorsi critici e attività di ricerca.

Negli ultimi mesi il progetto si è ampliato con l’Osservatorio della poesia femminile contemporanea: un censimento indipendente costruito attraverso cinque anni di raccolta dati (45 le poete censite e 122 le opere analizzate, pubblicate tra il 2021 e il 2026). Più che un semplice archivio, l’Osservatorio interroga il modo in cui si costruiscono oggi autorevolezza, trasmissione e continuità nella poesia contemporanea femminile.

Parte da qui la conversazione con la sua ideatrice.

Da dove nasce l’idea dell’Osservatorio della poesia femminile contemporanea? In quale momento hai capito che le interviste raccolte stavano diventando qualcosa di più di un archivio?

L’Osservatorio nasce come risposta a un bisogno: cercavo online report sulla poesia femminile e non li trovavo. Riflettendoci, mi sono resa conto che poetessedonne.it poteva diventare il punto di riferimento in questo ambito grazie alle informazioni che da cinque anni stavo raccogliendo con un semplice modulo Google, ovvero le interviste nella sezione Autoritratti. L’organizzazione delle informazioni e dei dati è la base fondamentale per rappresentare una realtà ancora marginale nell’immaginario comune e contribuire a diffonderne la conoscenza. 

Nel report parli di dataset, normalizzazione dei dati, strumenti di intelligenza artificiale e validazione manuale. Quanto è stato importante affiancare alla ricerca letteraria un approccio quasi “cartografico” o statistico?

Letteratura e dati mi accompagnano da anni, quindi nella mia testa non sono così lontani. Il mio lavoro come consulente di digital marketing mi porta quotidianamente a lavorare con matrici di dati: in questo caso ho provato a trasformare le risposte delle interviste in dataset. Visto che i numeri sono ancora piccoli ho potuto verificare gran parte dei dati manualmente, mentre per l’identificazione delle occorrenze semantiche mi sono fatta aiutare dall’Intelligenza Artificiale, partendo comunque da mie indicazioni e verificando a campione i risultati. L’AI, senza il giusto input, non può restituire un lavoro pulito, ma può veramente aiutare in alcuni contesti.

Uno dei dati più interessanti riguarda la dispersione editoriale: nessuna casa editrice supera il 10% delle pubblicazioni censite. Che immagine della poesia contemporanea emerge da questa frammentazione?

Un’immagine sicuramente su cui riflettere, specialmente se guardiamo Oltreoceano, dove poeti e poete sono dei personaggi pubblici (penso ad Amanda Gorman che ha letto una sua poesia durante la cerimonia di insediamento del presidente Biden). In Italia si fa fatica a trovare un editore di riferimento perché la poesia stessa non è considerata un riferimento pubblico: ci si affida a piccole case editrici per veicolare un genere letterario considerato ancora di nicchia rispetto ad altri. Gli stessi book blogger si dedicano maggiormente alla prosa, mentre la poesia viene sempre vista come qualcosa di troppo complicato o altolocato. Forse questo genere ha bisogno di uscire dal guscio e diventare più accessibile a tutti: Patrizia Cavalli, ad esempio, ha saputo avvicinare la poesia a un pubblico più ampio anche attraverso la musica e la performance. 

Dalle interviste spicca un legame molto forte con figure come Alda Merini ed Emily Dickinson. Cosa raccontano queste ricorrenze? Appaiono come modelli letterari, emotivi o anche simbolici?

Appaiono sicuramente più di altre poetesse perché in generale sono le più note, insieme a Saffo. Negli ultimi anni stanno iniziando a circolare altri nomi (penso ad Antonia Pozzi, Amelia Rosselli), ma nell’immaginario comune – complici anche i canoni scolastici – i nomi sono sempre gli stessi, quindi non faccio fatica a credere che Merini e Dickinson siano le più menzionate: sicuramente sono considerate delle grandi madri letterarie, ma non sono le uniche.

Infografica Osservatorio poesia femminile contemporanea

Infografica Osservatorio poesia femminile contemporanea 

Sul sito scrivi: Gli antichi conoscevano più poetesse di noi. Quando hai iniziato a percepire questa frattura nella memoria letteraria femminile?

Dai tempi della tesi magistrale sulle poetesse greche: sono dovuta andare a Oxford per studiare Anite, Nosside ed Erinna. In Italia c’era pochissima bibliografia. Mi rattrista vedere solo Saffo nelle librerie perché so che in Accademia ora le poetesse stanno tornando in auge. La sfida, oggi, è fare in modo che questa riscoperta non resti confinata all’università, ma raggiunga anche lettrici e lettori. 

Quanto pesa ancora la scuola nella costruzione del canone poetico? E cosa succede quando alcune autrici restano fuori dai programmi scolastici per generazioni?

I programmi scolastici pesano molto e qualcuno sta provando a creare delle antologie alternative (penso al libro “Controcanone” di Johnny L. Bertolio). Trovo assurdo sfogliare l’ultima antologia della Crocetti (“Immortale Parola”) e leggere una poesia attribuita a Giotto, senza alcuna menzione a Maria Luisa Spaziani. Non è una questione di contrapposizione tra uomini e donne, ma di rappresentazione fedele della ricchezza della tradizione poetica italiana. Il problema quindi non è solo nei libri di scuola che ereditano un canone, ma anche nei libri recenti che creano nuovi canoni. Le donne non sono una fauna a parte, lo ha detto Oriana Fallaci prima di me, ma continuiamo a trattarle come tali e questo a mio avviso instilla un’insicurezza in tutte le bambine e future donne, che non si trovano rappresentate come figure geniali nella storia, a partire dai banchi di scuola.

Cosa può fare oggi un archivio digitale che accademia, editoria e critica spesso non riescono a fare?

Diffondere la conoscenza in modo più accessibile. Un archivio digitale può collegare persone, dati e testimonianze senza le barriere tipiche delle istituzioni tradizionali. Non sostituisce il lavoro accademico o critico, ma può renderlo più visibile e raggiungere un pubblico che normalmente non entrerebbe in contatto con questi contenuti. Negli ultimi giorni ho tradotto in inglese le principali evidenze dell’Osservatorio per raggiungere lettrici e lettori anche fuori dall’Italia. 

Oggi la visibilità letteraria passa anche da motori di ricerca, social network e algoritmi. In che modo questo cambia il destino di una poeta contemporanea?

Molte poetesse credo stiano cogliendo questa opportunità, anche se il fenomeno degli InstaPoet non è sempre ben visto dai più puristi. Penso a Rupi Kaur, che ha saputo portare la poesia a milioni di lettrici e lettori. Bisogna trovare un equilibrio tra il verso veloce, gli algoritmi e la qualità di quello che si comunica. Ma questo non vale solo per i poeti, vale per tutti noi data l’evoluzione “artificiale” che stiamo vivendo.

Hai l’impressione che Internet abbia davvero democratizzato l’accesso alla poesia oppure abbia semplicemente modificato le forme dell’esclusione culturale?

Credo che Internet abbia ampliato la conoscenza: lo dimostra il fatto che esistono meravigliosi siti come l’Enciclopedia delle donne online, a cui ho contribuito anch’io censendo proprio Anite, Nosside ed Erinna. Ora bisogna stare un po’ più attenti ai bias dei motori AI (come ChatGPT) che tendono a riflettere i dati e le fonti su cui sono stati addestrati: il rischio di prendere per oro colato le loro risposte è quello di cadere in un altro canone senza rendersene conto e di assecondare senza saperlo una continuità di potere che porta inevitabilmente a escludere alcune narrazioni. Vi consiglio di dare uno sguardo al ChatGPT Afroféminas per farvi un’idea degli esperimenti AI a favore delle donne: in un recente speech che ho portato al Non Profit Women Camp ho analizzato la differenza tra questo GPT e quello standard, fate qualche test!

C’è un’autrice contemporanea che vorresti vedere entrare stabilmente nei programmi scolastici o nel discorso critico più ampio?

Parlando con alcuni insegnanti delle superiori, mi è parso di capire che il desiderio di riscoperta delle voci femminili che stiamo osservando nell’editoria contemporanea non abbia contagiato i programmi scolastici. Mi piacerebbe che tutte le principali poetesse contemporanee trovassero il loro posto nelle pagine dei libri di scuola, ma se devo fare un nome, scelgo Patrizia Cavalli, perché ha mostrato che la poesia può essere accessibile senza rinunciare alla propria complessità.

Cosima Ticali

Quando lavora scrive, quando non lavora scrive: una vita word in progress. Giornalista, SEO content writer, raccontastorie. Tra le sue pubblicazioni: i racconti Viva Palermo e Santa Rosalia, inserito nella raccolta “Palermo Geografie del mistero”, edita da Giulio Perrone Editore, La seicento verde, pubblicato nella rivista letteraria Margini, edita da Navarra Editore, Cocciu d’Amuri e Casa dolce casa usciti su Narrandom. Caracas, Bagheria, Bologna, Madrid le città in cui ha vissuto. Cambridge quella in cui vive. Spagnolo, inglese, francese le lingue che parla. Islandese quella che vorrebbe imparare. Mentre visitava l’Islanda si è detta: “Verrò a scrivere qui, prima o poi”. Intanto, legge di questa terra.

Condividi l'intervista

Iscriviti alla nostra Newsletter

Non perdere nuovi contenuti...