Libreria Umana di Expatclic: quando le storie siedono accanto a noi
Ci sono storie che restano impresse per il timbro di una voce immaginata. A volte accade che, camminando in una città, quel ritmo torni a risuonare. Cosa succede quando non è evocato, ma diventa presenza nel tempo dell’incontro?
È questo il principio alla base della Human Library, nata nel 2000 a Copenaghen da un’idea del giornalista Ronni Abergel per favorire il dialogo tra gruppi sociali differenti e contrastare stereotipi. La proposta è semplice e radicale: sostituire il libro con una persona che racconta la propria storia in prima persona. Non si legge per interpretare, ma si ascolta per riconoscersi, anche nelle differenze.
In Italia, l’iniziativa viene portata avanti da Expatclic, piattaforma internazionale dedicata alle donne espatriate, attiva dal 2004. La sua declinazione online permette a voci disseminate nel mondo di condividere lo stesso spazio, nonostante fusi orari, lingue e appartenenze che si intrecciano e non sempre combaciano.
Lo schermo si apre in una griglia di volti: una tazza sorretta tra le mani, un gatto che passa sullo schienale di un divano, la luce della mattina o della sera su un volto. Non c’è palco, non c’è platea; solo persone che si trovano.
La storia non è testo, ma voce e accade mentre viene detta. È un patto implicito: chi racconta si espone; chi ascolta resta, pure nell’incertezza. Non c’è distanza cartacea. C’è un respiro che si interrompe, una sillaba che cerca la strada, un silenzio che sostiene.
«L’online ci permette di incontrare persone dislocate in paesi lontanissimi tra loro. È un carosello vivo di esistenze diverse che rende tangibile la connessione nella differenza», afferma Claudia Landini, trainer interculturale, coach per espatriati e fondatrice di Expatclic. «Per connettersi occorre ascolto rispettoso. Abbiamo creato uno spazio che accoglie. Molti libri umani ci hanno detto che il momento del racconto è stato prezioso: non solo per chi ascolta, ma anche per chi parla. È lì che si genera relazione».
Volti e storie della Libreria Umana 2025
L’edizione 2025, la quinta, si svolgerà dal 14 al 16 novembre.
Aprirà Daria Anoaica, consulente legale presso ACCEPT Romania, con un intervento su diritti e advocacy LGBTQ+ nel Paese. Chiuderà Paola Fornari, autrice di Un salto nella luce (Kinetès Edizioni), che ripercorre le migrazioni della propria famiglia in Tanganica negli anni che precedono l’indipendenza.
Un’attenzione particolare sarà rivolta alla Palestina. La scrittrice e traduttrice Eman Abu Zayed, cofondatrice di We Are Not Numbers, interverrà da Gaza (connessione e situazione permettendo), con traduzione in italiano della scrittrice Sarah Mustafa, per testimoniare il genocidio in corso. Roberto Cirelli, autore di Cronache da un paese interrotto (Gemma Edizioni), racconterà la sua esperienza di docente nel territorio di Birzeit, a nord di Ramallah, in cui il diritto allo studio è quotidianamente ostacolato. Dalal Al-Taji, docente presso l’University College legato alla Mezzaluna Rossa Palestinese, parlerà di cosa significhi vivere diciassette mesi di guerra da persona cieca.
Ma non solo. Nella tre giorni, si affronteranno tante altre traiettorie e forme di resistenza: bullismo e cyberbullismo con Mirko Cazzato, fondatore di Mabasta, movimento antibullismo animato da studenti adolescenti, inclusività con Ana Estrela, che con la danza e la cucina promuove percorsi di integrazione; l’arte anima anche il lavoro della poetessa Somaia Ramish, attivista per la libertà di espressione delle donne e degli artisti afghani in esilio.
Il programma completo è disponibile qui.
Le modalità di partecipazione qui.
Alla Libreria Umana non si sceglie un genere letterario, ma una relazione. Non si cerca coerenza narrativa, ma presenza. L’ascolto non mira a chiudere il senso.
Come sottolinea Edouard Glissant, scrittore e saggista francese, non tutto ciò che incontriamo deve diventare trasparente. La relazione nasce anche dall’opacità dell’altro, da ciò che non si lascia tradurre del tutto. La Libreria Umana accoglie proprio questo: la storia nella sua forma viva, non levigata. Alla fine, ciò che resta è un seme.
«Vorrei che chi partecipa si lasciasse attraversare dalla storia e si sentisse più ricco in senso umano», conclude Landini. «Ogni racconto, anche il più quotidiano, pianta qualcosa. L’ascolto è l’atto che permette a quel seme di germogliare.»
Forse oggi la letteratura ha bisogno di questo: meno testo, più voce. Ricordare che ogni libro è nato da un corpo che ha deciso di parlare e condividere.
