"Intermezzo" di Sally Rooney

"Intermezzo" di Sally Rooney

Celebrare l’uscita di un libro con una festa ad hoc? L’idea è di quattro giovani che circa un anno fa, a New York, hanno dato vita ai cosiddetti Reading Rhythms (noti anche come Reading Parties), trasformando queste serate in appuntamenti letterari di tendenza, in alternativa ai tradizionali club del libro. Il successo di questi eventi è tale da aver attirato l’attenzione di testate internazionali come il New York Times, che in un articolo intitolato New York’s Hottest Club is a Literary Event ha descritto come le feste di lancio di un libro siano diventate un punto d’incontro privilegiato per i newyorkesi, disposti a spendere fino a trenta dollari per celebrare un autore e brindare con il suo editore. Sulla scia di questa tendenza, anche l’uscita di Intermezzo (prima in inglese il 24 settembre scorso e poi in Italia il 12 novembre per Einaudi) della scrittrice irlandese Sally Rooney, una delle voci letterarie più influenti e discusse del nostro tempo, è stata celebrata con numerose feste in tutto il mondo. Documentate da Vogue, sono culminate in un evento newyorkese organizzato dal gruppo letterario online Belletrist, che prevedeva persino la partecipazione dell’autrice, con tanto di red carpet e area selfie. L’atmosfera era resa ancora più vivace da un dj set, con la consolle decorata con i libri della scrittrice. Alla fine, Rooney è apparsa alla libreria Waterstones di Piccadilly a Londra, dove ha letto alcuni estratti del libro in anteprima e ha incontrato i suoi fan per il firmacopie. Qual è, dunque, il segreto del successo di un’autrice millennial, schiva ai media ma, al contempo, esplicita nel suo marxismo e nella sua preoccupazione per le questioni mediorientali?

Nata a Castlebar nel 1991, Rooney ha studiato Letteratura Inglese al Trinity College di Dublino, dove ha iniziato a farsi notare per i suoi saggi e le sue prime prove di narrativa, ha avuto un’ascesa fulminante nel mondo letterario, diventando un autentico fenomeno editoriale e culturale, anche in Italia, con traduzioni in quaranta lingue e milioni di copie vendute. Ma Rooney non è solo una scrittrice; la sua voce, potente e autentica, sembra incarnare lo spirito di un’intera epoca, tanto da essere stata definita la “Jane Austen dei Millennial” o la “Salinger della generazione di Snapchat” (epiteto, quest’ultimo, che la stessa autrice ha ammesso di non comprendere appieno, non conoscendo Snapchat). Come Taylor Swift, a cui è stata spesso paragonata, Rooney instaura un legame profondo con i suoi lettori attraverso temi universali come le relazioni sentimentali complesse, tra cui le dinamiche familiari difficili, e la ricerca di normalità. A distinguere ulteriormente la sua opera è un forte impegno politico, che permea i suoi romanzi ed è in sintonia con la sensibilità dei suoi contemporanei. Questa dimensione non è unicamente tematica; al contrario, emerge con decisione anche dalla biografia e dalle dichiarazioni pubbliche rilasciate. I suoi personaggi, infatti, si confrontano spesso con questioni di classe, genere, disuguaglianze economiche e capitalismo, concetti sui quali la stessa Rooney si è espressa più volte, denunciando il divario retributivo, la crisi abitativa e le ingiustizie sociali. Inoltre, la sua presa di posizione si manifesta in azioni concrete: durante uno dei primi eventi di lancio di Intermezzo, l’autrice ha tenuto un discorso contro i bombardamenti e le uccisioni in Palestina e Libano a opera dell’esercito israeliano, condannando le distruzioni culturali a Gaza e in Cisgiordania e definendo quanto accaduto in Medio Oriente un “genocidio”. Ma non solo: in segno di protesta, Rooney ha proibito la pubblicazione delle sue storie in Israele, unendosi ad altri scrittori in un boicottaggio del paese.

L’opera di Rooney, che con Intermezzo raggiunge quota quattro pubblicazioni, è spesso oggetto di una lettura unitaria piuttosto che relativa al singolo libro. Questa tendenza, da un lato, evidenzia una forte coerenza interna, sia in termini tematici che stilistici. Dall’altro lato, però, rischia di appiattire la specificità di ciascun testo, percepito come parte di un’unica, ampia narrazione sentimentale serializzata, assimilabile a un romanzo d’appendice o a una saga. Tale approccio finisce per sminuire il valore di un’autrice che, con Intermezzo, dimostra inequivocabilmente di essere tra le scrittrici più talentuose e perspicaci del panorama letterario attuale.

Il romanzo si presenta come un’evoluzione nel percorso letterario di Rooney, pur mantenendo alcuni tratti distintivi del suo stile. Esplora le complesse dinamiche familiari e sentimentali sullo sfondo di un’Irlanda contemporanea segnata da contraddizioni sociali e politiche. Al cuore della narrazione si trovano due fratelli, Peter e Ivan Koubek, il cui precario equilibrio viene sconvolto dalla morte del padre. Questo evento traumatico funge da catalizzatore per una riflessione intima sul loro legame fraterno, intessuto di affetto, rivalità e incomprensioni. Per la prima volta, Rooney pone al centro della scena la relazione tra due fratelli, offrendo una prospettiva maschile che indaga le loro fragilità e le contraddizioni della mascolinità contemporanea. Una storia di contrasti e opposizioni, il cui messaggio centrale è la rinuncia a rigide categorizzazioni e il rifiuto di vivere secondo le aspettative altrui.

Fin dall’incipit, emerge la profonda diversità tra Peter e Ivan:

“Dài, non si poteva guardare addosso al ragazzo. Quel vestito al funerale. Con l’apparecchio ai denti, poi, l’imbarazzo supremo per un adolescente. In occasioni come quella uno quasi si dispiace di sapersi muovere in pubblico. Non fa che dargli una scusa, o comunque qualcuno da guardare con aria supplichevole fra le inevitabili strette di mano. Che Dio lo assista. Quasi ventitré anni ormai: Ivan il terribile. Da non crederci, quel vestito su di lui. Forse raccattato in qualche fetido negozietto dell’usato per l’hospice locale, pagato in contanti, portato a casa in bici appallottolato dentro un sacchetto di plastica. Sì, in quel caso avrebbe senso, in quel caso la fulgida bruttezza del vestito si accorderebbe alla personalità del fratello più giovane, dieci anni più giovane. Non privo di stile, a modo suo. Una certa distinzione nella sua assoluta indifferenza per il mondo materiale. Cervello e bellezza, ha detto una volta una zia. Parlando di entrambi. O forse il cervello era Ivan e la bellezza Peter”.

Peter, avvocato affermato sulla trentina, incarna il successo e la competenza, mostrando una facciata di inappuntabilità. Tuttavia, la scomparsa del padre lo costringe a confrontarsi con le proprie debolezze, ricorrendo a sonniferi e gestendo complesse dinamiche relazionali con due donne molto diverse: Sylvia, il suo primo amore, e Naomi, una studentessa universitaria che vive la vita con leggerezza. Ivan, invece, ventiduenne appassionato di scacchi, si è sempre percepito come l’opposto del fratello maggiore: un individuo socialmente inadeguato e solitario. Nel difficile periodo iniziale dopo la perdita, Ivan incontra Margaret, una donna più matura con un passato difficile, con cui instaura un legame intenso e rapido. La morte del padre segna un punto di svolta cruciale per entrambi i fratelli, aprendo un intermezzo, una parentesi esistenziale in cui riscoprire la vastità potenziale di ogni vita, come suggerisce il titolo stesso. Questo periodo è caratterizzato da desiderio, disperazione e nuove opportunità, un’occasione per comprendere i limiti della resilienza umana. Le vicissitudini dei due si sviluppano parallelamente, alternandosi come in una partita a scacchi, con ogni capitolo che mostra l’evoluzione dei loro rapporti, vissuti come un rifugio ma anche come un enigma da risolvere.

Il legame tra Ivan e Peter, in particolare, è caratterizzato da un’intensa ambiguità. Per anni hanno evitato un confronto autentico e il lutto funge da detonatore per un conflitto latente. Le relazioni sono messe a dura prova, costringendo i personaggi a decidere se lottare per le persone che amano. Il romanzo sfida le rigide categorizzazioni, sovvertendo le aspettative. Vita e relazioni non si misurano in termini di successo o fallimento: la vera vittoria sta nel coltivare legami autentici, liberi da etichette, capaci di accogliere contraddizioni e fragilità. Questo non semplifica i rapporti, ma permette di viverli appieno, in tutte le loro sfaccettature, attraverso dialogo, comprensione, impegno e accettazione reciproca:

“Dopotutto la vita non si è liberata dalla rete che la avviluppava. La vita non può liberarsene: è la vita stessa a essere la rete, a tenere al loro posto le persone, a dar senso alle cose. Non è possibile districarsi dalle costrizioni e condurre semplicemente un’esistenza priva di senso. Sono le persone, le altre persone, a renderlo impossibile. Ma senza le altre persone non ci sarebbe vita. Giudizio, biasimo, delusione, conflitto: sono questi i mezzi attraverso cui le persone restano legate fra loro”.

In Intermezzo, dunque, non importa la durata delle relazioni, ma il loro significato intrinseco. Ogni elemento del romanzo rimanda al confronto: tra Peter e Ivan, tra le varie esperienze presentate, e soprattutto tra le loro generazioni, Y e Z. I protagonisti le incarnano affrontando tematiche trasversali come la decostruzione del machismo, l’imperfezione fisica, la salute mentale, il lutto, l’apatia e la sessualità. Le dinamiche interpersonali richiamano le strategie degli scacchi, dove ogni mossa genera una contromossa. Tuttavia, a differenza del gioco, nelle interazioni umane piani e tattiche si rivelano spesso inefficaci di fronte alla precarietà, alle insidie, alle trappole nascoste e alle difficoltà inattese del contesto relazionale.      

Come in ogni romanzo di Rooney, il fulcro narrativo non risiede tanto nella trama, quanto nell’introspezione dei personaggi. In Intermezzo, l’autrice amplia il suo consueto schema relazionale, passando dalle coppie a un intreccio che coinvolge cinque figure principali, le cui dinamiche si trasformano costantemente: Ivan conosce Sylvia, Naomi incontra Ivan, Sylvia e Naomi si incontrano, Peter conosce Margaret. Tuttavia, a guidare la narrazione sono soprattutto le voci dei due fratelli, Peter e Ivan, tra i quali si cela un’infinità di non detto, fatto di amore nascosto, odio, insofferenza e dolore per la perdita del padre.

Lo stile di Intermezzo, più complesso rispetto alle opere precedenti, si caratterizza per un ampio uso del flusso di coscienza. Il flusso di Ivan è dettato da un’analisi quasi ossessiva di ciò che lo circonda, mentre quello di Peter, spezzettato e con reminiscenze di Joyce, rende efficacemente l’idea di un pensiero ansioso, frammentato e confuso. In questo senso, Intermezzo si rivela, in parte, un potente romanzo sulla mascolinità: una mascolinità fragile, ma anche capace di violenza, distruttiva sia verso gli altri che verso sé stessa. Rooney non offre scuse o giustificazioni per i comportamenti dei suoi personaggi: le manipolazioni di Peter e la misoginia di Ivan sono rappresentate senza filtri, al pari delle loro paure nascoste e della loro tendenza all’autodistruzione. Entrambi i fratelli si scontrano con i pregiudizi, sia interiori che sociali: quelli legati alla differenza d’età nei rapporti e quelli relativi all’idea di monogamia. Sono le figure femminili – Naomi, Sylvia e Margaret – che, con pazienza e comprensione, li aiutano a superare il dolore, a uscire dall’intermezzo delle loro vite e a confrontarsi con quei “desideri impossibili da soddisfare”.

La lotta intima si riflette nel loro rapporto con il mondo esterno. Peter e Ivan attribuiscono grande importanza al giudizio altrui e all’approvazione da parte della società. Peter è tormentato dal timore di aver tradito l’imposizione comunitaria della monogamia, mentre Ivan è ossessionato dalla differenza d’età con Margaret e da un persistente senso di inadeguatezza sociale. Nelle sue parole: “Un sacco di volte, quando cerco di parlare con qualcuno, mi sembra di essere noioso. Perché mi accorgo che la persona con cui sto parlando si mette a pensare ad altro e non è interessata a quello che sto dicendo. È per questo, mi sa, che di solito non parlo tanto. Cioè, anche con gli amici. Magari mi viene in mente una cosa da dire, ma poi immagino quanto sarebbe noiosa dal punto di vista di qualcun altro e allora non la dico”.

Il tema dell’influenza del giudizio esterno sulle nostre vite diviene centrale nel romanzo. Rooney analizza una dinamica chiave della contemporaneità: la ricerca di consenso e il valore attribuito alla reputazione. L’individuo si colloca all’interno del contesto sociale e da questa interazione emerge una frizione, una spaccatura che struttura l’intera narrazione. I personaggi sono accomunati dalla necessità di una forma di riscatto, che provano a raggiungere attraverso il rapporto con l’altro, visto al contempo come fonte di salvezza e di potenziale pericolo.

Tornando alla domanda iniziale sul successo di Sally Rooney, si può affermare che esso risieda nella sua capacità di raccontare le fragilità e le vulnerabilità umane, evidenziando la funzione terapeutica delle relazioni e l’abilità di salvarsi reciprocamente attraverso l’empatia. I suoi romanzi offrono comprensione e, in un certo senso, assoluzione. Contrariamente a chi li considera semplici storie d’amore, si potrebbe dire che Rooney parta dalle solitudini umane per poi mettere in scena personaggi che necessitano salvezza. In Intermezzo, come nelle sue altre opere, si celebra la forza dei rapporti umani che, pur non sconfiggendo facilmente il vuoto esistenziale, resistono e lottano per farlo.

Maria Luisa Valletta

Maria Luisa Valletta nasce in provincia di Caserta nel 1998. Dopo una laurea magistrale in Letterature e Culture Comparate all'Università di Napoli L'Orientale, si trasferisce a Roma, dove dal 2022 si occupa di formazione e coordinamento didattico presso la Luiss Business School. Appassionata di editoria e letteratura, scrive recensioni e articoli letterari per varie riviste culturali.

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