Effetto farfalla: storie in espansione

Ho sempre pensato l’esistenza come qualcosa che si espande lungo trame vaste e irregolari. Non un puntino obbligato su una retta, ma un frammento che coesiste in un universo. Nessuna vita è isolata, ognuna si intreccia alle altre e si propaga oltre i propri confini. Lo stesso accade con il tempo, che non si limita a scorrere ordinatamente e a lasciare indietro il passato, ma lo trattiene, lo stratifica e lo dilata. William Faulkner, in Requiem for a Nun (Arnoldo Mondadori, 1964), scriveva: “il passato non è mai morto; non è nemmeno passato”. Tendiamo a sottovalutare la persistenza di ciò che crediamo concluso: il tempo non è uno squarcio che separa il prima dal dopo, è un groviglio di corde che si tendono e si annodano, legando tra loro ciò che è stato e ciò che ancora deve succedere. Così, ogni istante non si esaurisce nell’attimo in cui accade, ma riaffiora, come un sedimento invisibile che continua a modellare ciò che siamo.

Esistono anche teorie fisiche che sfidano la tradizionale idea di un tempo lineare: in L’ordine del tempo (Alephi, 2017), Carlo Rovelli mette in discussione la convinzione comune che il tempo scorra in una sola direzione, suggerendo invece che sia una costruzione fluida, influenzata dalla nostra percezione e dalle leggi della fisica. Allo stesso modo, la vita non segue un tracciato rigido e prevedibile, ma si dirama, si diffonde a macchia d’olio e si infiltra nei pertugi più impercettibili. Non è un sistema ordinato di cause ed effetti, ma il frutto di spinte contrastanti, di attimi cuciti dal caso, di incontri accidentali che alterano il ritmo. È per questo che alcuni libri riescono a colpire più di altri, perché sanno rappresentare la discontinuità e la ricchezza del reale. Non ci guidano lungo un sentiero, ma ci invitano a perderci in una moltitudine di prospettive, ad abitare spazi narrativi che si dilatano al di là delle pagine, elevando le singole storie in costellazioni che brillano oltre l’indice dei capitoli.

Penso a tre romanzi strettamente connessi dalla medesima forma narrativa, quella del “romanzo a mosaico” (altresì chiamata “romanzo a finestre”, termine che, a mio avviso, non rende giustizia all’incanto che talvolta crea), in cui questa magia si schiude. Parlo de Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan (Minimum Fax, 2012, traduzione di Matteo Colombo), Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo (Sur, 2020, traduzione di Martina Testa), e infine Olive Kitteridge di Elizabeth Strout (Fazi, 2009, traduzione di Silvia Castoldi).
Egan gioca con il tempo come fosse un elastico: i capitoli si rincorrono avanti e indietro, inseguendo personaggi che in un momento sono al centro della scena e poco dopo figure sfocate nella vita di qualcun altro. I significati si scompongono e si rimodellano in continuazione, restituendo la precarietà dell’identità e il carattere effimero delle relazioni umane: chi era protagonista diventa comparsa, chi sembrava marginale si rivela essenziale. Ognuno vive la propria storia, che però è abitata anche da altri che a loro volta hanno le proprie e che, a nostra volta, abitiamo: le narrazioni, proprio come i rapporti, sono intrichi, sono tappeti di fogliame.
Bernardine Evaristo in Ragazza, donna, altro porta la coralità a un livello quasi organico. Le voci delle dodici protagoniste si attorcigliano e attraversano una molteplicità di esperienze e di origini, senza mai perdere il filo di una narrazione che è al contempo intima e politica. La mancanza di punteggiatura tradizionale accentua l’idea di continuità e connessione, come se le voci si riversassero l’una nell’altra.
Olive Kitteridge scava invece nella quotidianità con una delicatezza spietata: la protagonista è il perno invisibile di un microcosmo di vite che si sfiorano, si feriscono e si sorreggono, componendo un caleidoscopio di umanità fatto di piccole epifanie. Olive, ruvida e affascinante protagonista, è il filo rosso che percorre le vite degli abitanti di Crosby, una cittadina immaginaria del Maine. In alcuni capitoli è la figura centrale, in altri appare di sfuggita, un dettaglio sullo sfondo. Questa struttura permette a Strout di mostrare come le esistenze si influenzano, si aggrovigliano in modi sottili ed evanescenti. L’effetto è quello di una rete di relazioni che, pur nella loro casualità, creano un senso profondo di comunità.

In tutti e tre i casi mi sono sorpresa a districare le matasse che legavano i personaggi e, immancabilmente, ho sentito la necessità di scarabocchiare alberi genealogici, schemi e nomi, per orientarmi nel labirinto degli intrecci. Era come se ognuna di queste storie non si accontentasse di scorrere da una pagina all’altra, ma volesse dilatarsi, occupare spazio fuori dal libro, rivendicando una geografia tutta sua. Non è un caso che questi libri abbiano ricevuto alcuni tra i più prestigiosi riconoscimenti letterari: Olive Kitteridge di Strout e Il tempo è un bastardo di Egan hanno entrambi vinto il Premio Pulitzer per la narrativa, rispettivamente nel 2009 e nel 2011; Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo ha conquistato il Booker Prize nel 2019 (ex aequo con I testamenti di Margaret Atwood), uno dei premi più ambiti della letteratura anglofona. Ma non sono i premi a renderli speciali, semmai quei riconoscimenti sembrano un effetto collaterale inevitabile di ciò che riescono a fare. Libri che non si accontentano di una voce né di una sola narrazione ma che, a questo, preferiscono spargere dettagli che si illuminano a intermittenza. In queste opere ogni tessera vive in autonomia, ma l’insieme di tutte genera un bagliore che va oltre la somma delle singole parti. La lettura si trasforma un’esperienza di sorpresa, lo scoprire, pagina dopo pagina, che un personaggio apparentemente secondario diventa il fulcro di un’altra storia, o che il particolare appena accennato in un capitolo trovi un senso compiuto cento pagine più in là. Sono libri che non si leggono soltanto: si abitano, si esplorano come mappe dagli ampi paesaggi, dove i dettagli sfuggono a prima vista.

Effetto farfalla: storie in espansione

Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan (Minimum Fax, 2012, traduzione di Matteo Colombo).
Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo (Sur, 2020, traduzione di Martina Testa) 
Olive Kitteridge di Elizabeth Strout (Fazi, 2009, traduzione di Silvia Castoldi).

Questa tecnica narrativa non è una novità del XXI secolo: Le mille e una notte, ad esempio, con la sua serie di racconti riempie da sempre gli immaginari di ogni generazione. Ma questo è solo uno dei primi modelli, pionieristici e preziosi, della struttura a mosaico: sebbene in modo differente, anche autori come James Joyce, con Ulisse (1920), o lo stesso William Faulkner con Luce d’agosto (1932), esplorano questa forma narrativa. Le loro opere sono caratterizzate da voci e punti di vista diversi che si sovrappongono in una rete complessa e stratificata. Nel corso del tempo, questo approccio si è poi consolidato come una forma distintiva: David Foster Wallace, con Infinite Jest (1996), crea una narrazione polifonica in cui storie e punti di vista si mescolano, dando vita a un universo dinamico; anche Don DeLillo, con Underworld (1997), costruisce un romanzo corale, dove personaggi, luoghi e periodi storici si intersecano, offrendo una prospettiva più ampia. Ma, se Joyce e Faulkner hanno aperto la strada alla composizione a mosaico, autrici come Egan, Evaristo e Strout ne sovvertono le regole, facendo della scomposizione lo specchio dell’esistenza contemporanea. Nei loro romanzi, il mosaico non è solo un espediente stilistico, ma diventa il cuore pulsante della narrazione: il tempo si tende e si spezza, le voci si fondono e si respingono, i personaggi si sfiorano lasciando impronte indelebili l’uno nell’altro. Non si tratta più solo di combinare prospettive, ma di restituire l’irregolarità e l’imprevedibilità della vita stessa, creando romanzi che sono vivi, instabili e in continua metamorfosi. 

In ognuno di questi intrecci è evidente che la frammentazione non si limiti a essere un riflesso della complessità moderna, ma un modo per entrare nell’essenza della vita, dove ogni storia trova il suo significato solo nel contesto che la ospita. Questi libri non sono soltanto sperimentalismi: sono una dichiarazione poetica, un atto di resistenza alla linearità del tempo e alla rigidità del pensiero. Rompono l’illusione di un percorso coerente, e offrono al lettore la possibilità di abitare più prospettive, di cogliere la bellezza delle connessioni inaspettate, di vedere il mondo come una rete, un insieme di onde che si rifrangono l’una nell’altra e che fanno parte della stessa marea. Nel caos di queste trame disordinate, si nasconde la forza di una realtà che sfugge a esercizi logici o tentativi di definizione: la totalità è una misura fuori portata per il nostro pensiero, mentre un buon esercizio è notare le cose piccole, averne cura. Wisława Szymborska scriveva che l’interezza è un’illusione, che la parola Tutto (dall’omonima poesia) è “una parola sfrontata e gonfia di boria. | … | Fa finta di non tralasciare nulla, | di concentrare, includere, contenere e avere. | E invece è soltanto un brandello di bufera.” Ci illudiamo di afferrare l’intero, ma l’umanità è fatta di granelli, e ogni passo solleva polvere in vite che non sappiamo esistere. È l’effetto farfalla. Allora ripenso a dieci anni fa, alla chiacchierata sull’uscio con la mia vicina di casa, quando mi accennò a quel posto di lavoro in teatro, dove poi ho lavorato per anni, conoscendo un nuovo amico che ho presentato a una vecchia amica, con cui è stato subito amore, da cui oggi è nata una bambina, e mi chiedo: e se quel pomeriggio io fossi uscita un paio di minuti dopo? Sono briciole, granelli di polvere che si sparge. Ma è in questa dispersione che la vita prende forma.

Alice Maya Guerrini

Alice Maya Guerrini è una pubblicitaria fiorentina e una famelica lettrice. Laureata in Lettere e Filosofia tra Pisa e Bologna, ha completato il suo percorso accademico con un master in Giornalismo Culturale. Attualmente lavora per il Corriere della Sera e La Lettura, collaborando anche con realtà indipendenti come la Biblioteca Femminista Fiesolana 2b e Lay0ut Magazine. È scrittrice di racconti e amante del mondo onirico.

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